MRAwebAPP

Il Ritorno

Scritto il 13/06/2017
da Alfredo Mangone Montalti


Quando i sacerdoti iniziati dell’Egitto ebbero udita la sfinge annunziare che la missione era finita, i maestri e i pontefici si separarono. Chi affrontò il deserto , chi il mare, chi si confuse nelle turbe delle grandi città. L’ultimo dei pontefici di Iside si avviò alla foce del Nilo e vi si assise pensieroso sulla riva. Tutto era solitudine e silenzio. 

- Tu o Mamo prendi la via dell’esilio e qui tutto si prepara all`oblio...
Mamo guardò colei che parlava. Era la "Agubica" assira, Myria, che lo aveva seguito.
Mamo rispose:
- La mia patria è l’universo e non conosco che sia esilio.
- Ma hai l’animo stretto dalla pena dell’abbandono ...
- No, io aspetto che la Dea disponga di me; ricomincio; dove poggio il piede è un tempio che sorge; noi siamo seminatori di verità.
- E vai lontano?
- Lontano.
- Dove nessuno al mondo ti ama e ti conosce?
- Non ho mai amato, o Myria, perché non posso amare; le ombre della terra mi sono estranee e indifferenti, e non ho mai amato.
- Non nasconderlo, o pontefice, perché la Dea ha parlato: colui che tu vedi ama tutte le creature del mondo e non conosce l'amore: la sua missione comincia sulla terra.
- E che ti disse la Dea, che conoscerò l’amore?
- Ha detto che la conoscerai amante.
- E quando?
-Quando avrai provata la vendetta della sua gelosia divina.

     Mamo sorrise; guardò il cielo stellato e l`onda fragorosa:
- Come sei stolta, o femmina assira, come sei povera, testa di femmina calda di lussuria. Tu della Dea ne fai una danzatrice e la vedi, come tu sei nell`anima felina, una spugna di piaceri voluttuosi assetata di vendetta...
- E così mi parlò.
- Sciocca ella non era.
- Si, fu Iside a venire, fu lei che parlò..
- Cieca, come la vedesti?
- Come la più bella donna che mai l`Egitto vide.
- Ed era la Dea?
- Era la donna divina che ti ama.
- Vattene, Myria, il tuo discorso è insensato, tu sei folle - tu non sai chi io sia e chi la Dea.
     Myria disparve. Era notte. Passò una nave leggera con una fiaccola accesa - una barca si avvicinò alla sponda e un uomo gridò:
-Chi e`colui che la Dea ha destinato al passaggio del mare?

     Mamo si avanzò, discese nella barca e avvicinò la nave. Appena vi fu sopra un vento dolcissimo gonfiò le vele e la nave filò come un genio l`avesse condotta per mano. Ma sulla costa della Campania una tempesta furiosa portò il naviglio a riva e Mamo toccò la terra delle sirene, Baia, Paestum, Puteoli, Partenope, Ercolano, Pompei, Stabia accoglievano nell`incanto di un mare dalle sponde fiorite il lusso dell’opulenza latina. Si fermò a Pompei, Iside ebbe un tempio e riti sacrificali.

II

     Intorno all’epoca in cui Ponzio Pilato entrava nel credo cristiano, Iside dava responsi a Pompei. Mamo guardava il mare azzurro e le notti stellate, le candide notti lunari della molle doviziosa Pompei ...
- A che pensi o Mamo?
- Alle anime che passano nei vincoli della schiavitù e amano con la voluttà che i re non conoscono.
- E tu conosci?
- No perché non posso amare.
- Ma lasciando il Nilo non ti dissi che la Dea vuol farti conoscere il divino del suo amore senza nome...
- O sciocca Myria, femmina calda di empia libidine, tu hai il delirio della mala fiamma! Tu vedi coi tuoi occhi osceni gli abbracci della Dea al più vecchio facitore di sibille.
- Non sono folle amico pontefice, vedi il tuo tempio? vedi i doni che vi hanno afflusso e i sacrifici consumati? Domani sarà spogliato di ogni bene e tu ne andrai in esilio ...
- La mia patria e`l`universo.
- Ma tu peni.
- Non peno.
- La tua voce e`commossa.
- Non amo ...
      Bastò la vicenda di un giorno di pazzia e Mamo partì per lidi più lontani. Myria, l`assira, sulla spiaggia scogliosa gli rivolgeva un cenno e Mamo la guardava impassibile.
- Questa non è la terra dove la Sfinge ha parlato e la tua missione ricomincia qui.
- Gli dii non vollero.
- E` la Dea gelosa che ti castiga. Ne andrai lontano,ma qui tornerai. Perchè amerai e
tornerai, dopo la vendetta della Dea comincerà la tua vendetta e conoscerai il suo
amore.

III
     Myria l`assira, guardava l`orizzonte lontano; Pompei era seppellita con Ercolano e Stabia: sulla cenere non spuntava l`erba. Il piccolo tempio di Iside era stato distrutto. Una vela bianca comparve. Mamo ritornava.
- O Mamo, tu ritorni. Vedi non fui folle, non ero sciocca...tu trionfi...
- O Myria la Sua vendetta è compiuta, sono venuto a contemplarne le ruine...
- Conosci la voluttà dell`odio?
-No, o Myria assira, conosco l`amore.


CONCLUSIONE

 La leggenda di Mamo Rosar Amru che ho raccontata, l`appresi sulle vie assolate di Pompei da una donna piacente che all'ombra di un para sole leggeva una guida per riconoscere l`antico giocondo riposo dei pingui cittadini dell`Urbe. Le domandai che cosa volesse dire la favola e mi guadò accigliata:
- Myria assira è l´eco della Dea, vive nel mondo; ho viaggiato insieme a lei da Londra a New York, in piroscafo di gran lusso .Ora porta sulla chioma bellissima un cappello da quaranta sterline, al braccio un gioiello che non ha prezzo, uno scarabeo che racchiude l`occhio della grande sacerdotessa di Menfi; al collo un monile di pietre preziose, ognuna di quelle è il dono di un Faraone. L`ho lasciata a Nizza l`ultimo carnevale, poi ha viaggiato la Svizzera e ora ritorna a Roma...
- A che fare?
     La dama si accigliò. La voce divenne aspra.
-Come sono curiosi e indiscreti gli italiani!

Abbassai gli occhi, guardai sulla soglia dalla casa dei Vettii, due magnifiche flessuose lucertole evocavano gli amori degli antichi protetti di Priapo, una guardia degli scavi, più in là, pelava una pesca e la trangugiava irriverente ai ruderi di uno splendore tramontato. La dama si allontanava. Ma io sentivo ancora negli orecchi - ... indiscreti gli italiani! - e in cuor mio le detti ragione: per noi il mondo delle fiabe anche delle fiabe a tinte e mezze tinte di carattere occulto - è finito per sempre.
 

tratto dal "COMMENTARIUM" N° 8-9-10-11
Bari, Dicembre 1911, pag. 409-11
Kremmerz